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Ospite della prima puntata: Lino Guanciale!

Chiamata Alle Arti un podcast prodotto da Stradanuova Teatro Centrale e registrato nella nostra sala, ideato e condotto da Antonio Paolacci Paola Ronco.

Una rassegna di incontri con artisti di ogni tipo: scrittori, sceneggiatori, attori, musicisti, ma anche attivisti, idealisti e costruttori invisibili di storie. L’argomento portante è la narrazione: come si raccontano le cose, la realtà, il passato e il futuro, e soprattutto con quali mezzi e con quali risultati.

Lino Guanciale: “A teatro si ammazza la morte”

Nella prima puntata di Chiamata alle Arti, dialogando con gli scrittori Paolacci & Ronco, l’attore racconta il carisma politico, la paura del palcoscenico e perché il talento sono le anche.

Siamo alla fine di un’epoca – e l’arte lo sa prima degli altri
Quando Lino Guanciale ha portato in scena Napoleone e la morte di Dio nel 2023, Berlusconi era appena morto. I giornalisti gliel’hanno chiesto subito: l’hai fatto per lui? Lui ha risposto con un sorriso. Ma la domanda non era così assurda.
Lo spettacolo parla di come un uomo di potere – morto in esilio, riportato in patria vent’anni dopo con una cerimonia di cartapesta – continui a esercitare un carisma irrazionale sulle masse. Un tema che ha smesso di essere storico molto prima che qualcuno se ne accorgesse.
Nella prima serata di Chiamata alle Arti, al Teatro Strada Nuova di Genova, Guanciale ha parlato di Napoleone e di Trump, di Berlusconi e di come la semplificazione vinca sempre. “I problemi sono tre,” ha detto imitando il copione del populismo: “la sicurezza, chi ti mette in pericolo – e viene sempre da fuori – e ti restituisco quello che è tuo.”
Il carisma come atto di fede
Quello che rende il carisma politico così difficile da contrastare, spiega Guanciale, è che funziona come una religione. Più hai nemici, più rinforzi la fede dei tuoi. Le contraddizioni non indeboliscono il leader – lo rafforzano. E questa non è una novità del presente: è una dinamica antica che il teatro conosce molto bene.
“La macrostoria entra sempre nella microstoria,” dice. E il teatro – quello vero, antropologico – nasce proprio da questo: dall’incontro collettivo per elaborare ciò che ci riguarda tutti.
Dare del lei al palcoscenico
Gigi Proietti, racconta Guanciale, arrivava alle prove con dieci milioni di spettatori alle spalle e ancora aveva paura. Quando gli chiedevano come facesse, rispondeva: se non hai paura, devi fartela venire. Il rispetto per lo spazio scenico si chiama così.
Guanciale ha fatto sua quella lezione: “Io cerco di dare del lei a quello che faccio. Non mi sento adeguato al tu.”
Il talento sono le anche
C’è un libro del teatro giapponese del Cinquecento, scritto da Zeami, che contiene secondo Guanciale la definizione più precisa di talento che esista. Il talento, scrive Zeami, sono le anche. Come nella danza, dove devi educare il corpo per anni prima che riesca a parlare un linguaggio fluente – così nell’arte. La predisposizione conta, ma non è sufficiente. “L’arte al 99% è traspirazione,” cita Guanciale, “e il lavoro che fai per ottimizzare quell’1% che ci deve essere.”
Una lezione che vale per gli attori come per gli scrittori, per i musicisti come per chiunque cerchi una forma propria in cui dire qualcosa di vero.